Ora che ci rifletto, pur vivendo ormai da trent’anni all’Appio-Latino, sono rimasto Monteverdino.
A Monteverde, quello vecchio, sono nato, ma del piccolo appartamento di Via Trebio Littore ovviamente non ho ricordi: mi resta solo una foto di famiglia in bianco e nero.
Battezzato a San Pancrazio mi sono trasferito con i miei a Via Alessandri appena finita la nuova casa, credo tra il ’62 ed il ’63, mentre intorno a noi un intero quartiere cresceva in modo disordinato.
Un affastellato di case e di cantieri edili alternato da colline ancora verdi in cui, proprio di fronte alle finestre di casa mia, una notte montarono il Circo Orfei, mentre al centro di Viale dei Colli Portuensi si ergevano, vagamente minacciosi, i pali dell’alta tensione.
Ricordo i primi esercizi commerciali frequentati con i miei: il Bar tabaccheria Dattola, il fruttivendolo, il Vini & Oli che a noi bambini offriva l’aranciata, la profumeria, l’alimentari di Petrucci (che si contendeva i clienti col vapoforno Pandolfi di Via Ronzoni), il barbiere Dario, la parrucchiera Alessandra, che poi diventerà sua moglie, con i suoi rumorosi caschi della permanente, l’Osteria di Alvaro con l’odore pungente dei vini dei Castelli, la Farmacia assurta alle cronache cittadine perché vi finì dentro un’automobile, la Scuola Guida Schiavo, in cui ho preso la patente, il benzinaio della Caltex e quello dell’Api di Largo Missiroli, la Concessionaria Fiat Romana Auto.
Lentamente il quartiere cresceva e si arricchiva di nuovi esercizi commerciali degni di una zona, in cui gli appartamenti di pregio erano ormai prevalenti su quelli di edilizia agevolata delle origini, che col passare degli anni saliva di censo e di tono.
In ordine sparso: la GS di Piazzale Morelli, la Standa di Viale Isacco Newton, il Bar Bellanti all’angolo con Via Gandiglio, la pasticceria Innocenti, la Libreria Asterisco, con il coltissimo Maurizio, Bertè (che aveva un locale anche a Piazza Navona), il negozio di lampade di Sciolari, quello di abbigliamento Papillon, Stylottica con la sua vetrina concava, il negozio di arredamenti Monaco all’angolo di Via Alessandri (dove ora c’è una banca) e di fronte il negozio di giocattoli.
Nel ’76, in occasione delle Olimpiadi, il negozio di elettrodomestici di Viale dei Colli Portuensi, aperto dove ora c’è la Farmacia Villari, piazzò due televisori in vetrina radunando piccole folle di curiosi ansiosi di vedere finalmente la televisione a colori.
Come molti miei coetanei del quartiere ho fatto le elementari alla Victor Hugo Girolami.
All’epoca non si era ancora scatenata la polemica sulla figura dell’aviatore a cui è intestata la scuola: un ex insegnante elementare caduto in combattimento nel ’40 e ad ogni anniversario la scuola vi dedicava una solenne cerimonia alla presenza delle Autorità ed in cui le scolaresche militarmente inquadrate dagl’insegnanti e con i loro impeccabili grembiuli (azzurro con il fiocco bianco per i maschietti, bianco col fiocco azzurro per le femminucce) assistevano ad un intrattenimento culturale.
La prima comunione l’ho fatta nel ’71 alle Suore Giuseppine a Via del Casaletto perché la Parrocchia, allora San Giovanni di Dio, collocata nei locali di Via Raffaele Battistini, non era sufficientemente grande per ospitarci tutti.
Le scuole medie alla Pergolesi (poi Toscanini) che allora aveva ancora l’entrata solo da Via Crivelli, proprio di fronte al vecchio mercato rionale di Piazza Sant’Eufrasia Pelletier (ma la spesa seria si faceva a quello di San Giovanni di Dio e per il pesce migliore si andava addirittura fino a Piazza Vittorio).
La mia prima biblioteca (ora Biblioteca comunale Colli Portuensi), allora in uno stanzone della Pergolesi, le interminabili partite di Pallavolo sotto la guida del Professor Zagarese che per primo portò nella scuola i costosissimi palloni regolamentari della Mikasa e c’introdusse ai rudimenti di quello sport.
All’inizio di Via Luigi Corti finiva il Mondo conosciuto e delle barriere di cemento segnavano la fine della strada: quel Viale Isacco Newton che verrà completato solo decenni dopo frustrando le attese di coloro che avevano preso casa ai Colli Portuensi convinti di poter raggiungere l’Eur, allora sinonimo di uffici, in pochi minuti.
Ho iniziato a «tradire» il quartiere alle superiori attratto dallo Sperimentale del Virgilio, che i miei mi consentirono di frequentare perché si raggiungeva col solo 28 barrato, ma poi il destino mi ha riportato a Monteverde perché a metà degli anni ’80 la ragazza conosciuta al Virgilio che poi sarebbe diventata (e per sua s-fortuna lo è ancora) mia moglie si trasferì al piano terra della palazzina di fronte, nello stesso Condominio di Via Alessandri in cui abitavo con i miei e nella nuova Parrocchia di Nostra Signora di Coromoto ci siamo sposati nel ’95.
Le due case: quella di mia suocera, dove ora c’è il laboratorio, e quella dei miei, sono state per una quindicina d’anni il nostro punto di riferimento e quando mia suocera ed i miei sono venuti a mancare e la casa dei miei è stata venduta sembrava proprio che il mio rapporto con Monteverde fosse destinato a finire, ma il destino, evidentemente, aveva altri programmi.
Già perché proprio nel momento in cui ero incerto tra proseguire la mia vecchia professione di avvocato o intraprendere il mestiere di cuoco e mi guardavo attorno è nata l’idea di aprire la IAD, approfittando di una serie di condizioni favorevoli come l’ingresso indipendente su Via Alessandri e le possibilità offerte dall’ampio salone e dal giardino.
Non solo laboratorio gastronomico, ma neppure ristorante: un luogo in cui cibo e cultura potessero fondersi in un contesto accogliente.
Confesso che inizialmente, venuti a mancare gli affetti, a Monteverde mi sono sentito un estraneo. Troppi cambiamenti, troppe facce nuove, con i locali storici ormai praticamente spariti (ad eccezione della Libreria Asterisco), troppo traffico su Viale dei Colli Portuensi ormai assunta a via di grande scorrimento e luogo dello shopping.
Poi sono bastati un paio di post sui gruppi Facebook del quartiere per rendermi conto che il legame non si era mai completamente interrotto.
Ed ecco che questa sezione del sito di Alessandri25 ha assunto tutta un’altra veste: un racconto personale e corale assieme, una specie di memoriale in costruzione prima che il tempo cancelli ogni traccia di ciò che siamo stati noi ed i Colli Portuensi.